L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera la violenza un primario problema di salute pubblica a livello globale poiché può conseguire in morte, può causare grave disabilità o può contribuire a una varietà di danni alla salute e pertanto ritiene che la violenza, in tutte le sue forme e come qualsiasi altra patologia, debba essere prevenuta.
Nel mondo il 30% delle donne è vittima di violenza: la violenza di genere, che “si annida nello squilibrio relazionale tra i sessi e nel desiderio di controllo e di possesso da parte del genere maschile sul femminile”, secondo quanto condiviso dall’ONU e dall’Unione Europea, è riconosciuta dalla Convenzione di Istanbul quale forma di violazione dei diritti umani e di discriminazione e, in quanto tale, va prevenuta per proteggere la donna-vittima da una parte e i figli-testimoni di violenza dall’altra.
Infatti, quando gli atti violenti si consumano all’interno della famiglia si configura la cosiddetta violenza domestica, le cui vittime sono soprattutto donne e minori, con grave compromissione della loro salute fisica e mentale. Ma, come anche stabilito dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, la violenza domestica non va considerata un problema contingente o emergenziale che riguarda la singola famiglia, bensì come un problema strutturale che riguarda la società nel suo insieme per cui va affrontata con urgenza e in modo coordinato.



