Care Colleghe e cari Colleghi, nel momento in cui scrivo queste righe è in dirittura d’arrivo la firma dell’ACN per il triennio 2022-2024 e al momento di ricevere la rivista la firma sarà quasi certamente un fatto compiuto. L’iter che dapprima pareva semplice e lineare è stato in realtà più complesso e tortuoso del previsto. La prima ipotesi prevedeva infatti un ACN snello in pratica riguardante soltanto l’adeguamento economico dei nostri emolumenti, cioè il semplice ristoro economico di emolumenti da troppo tempo non in linea con l’inflazione e l’aumento del costo della vita che hanno drammaticamente ridotto il nostro potere d’acquisto di liberi professionisti sui quali gravano pressoché tutti gli oneri economici per lo svolgimento del proprio lavoro. In realtà, nell’evoluzione delle trattative, la parte pubblica ha voluto porre alcune condizioni che nei fatti preludono alla trattativa per il prossimo triennio, trattativa che dovrebbe iniziare subito dopo la sottoscrizione di questo ACN. Mi riferisco soprattutto alla questione delle case di comunità e della nostra partecipazione alle stesse. A questo punto è doverosa una premessa. Le case di comunità, previste con una distribuzione capillare sul territorio, sono state finanziate con i fondi del PNRR e ciò significa che se non dovessero venire istituite tali fondi dovrebbero essere restituiti. Di qui la necessità per la parte pubblica di fare presto e liberare la strada da tutti gli ostacoli. Ciò premesso, di fronte alla pretesa di introdurre fin d’ora alcuni aspetti normativi sulla nostra partecipazione alle case di comunità, avevamo due strade. La prima, la più semplice, quella di ‘ritirarci sull’Aventino’ e rifiutare ogni proposta in merito e la seconda, meno semplice, di accettare la sfida e trattare fin da subito. Abbiamo scelto la seconda strada e a ragion veduta. Rimandare la nostra partecipazione a un processo fortemente voluto dalla parte pubblica e che comunque sarebbe stato centrale nelle trattative del prossimo ACN avrebbe significato rinunciare fin da subito a cercare soluzioni favorevoli alla categoria. Chi fa sindacato impara in fretta a non procrastinare la soluzione dei problemi perché meno si decide maggiore è il rischio che decidano gli altri. Al nostro interno c’è stato un ampio dibattito, culminato nel Consiglio Nazionale del 16 dicembre, ma l’opinione di un’ampia maggioranza è stata di andare avanti fino alla conclusione. In cambio di un’adesione formale alle case di comunità e all’obbligo di fornire poche ore all’anno al loro interno, abbiamo ottenuto che la questione venga affrontata negli AIR del prossimo ACN, dando così la possibilità di ulteriori trattative che permettano una migliore gestione del problema, strappando contemporaneamente una retribuzione di 80 euro l’ora per tali attività che resta una base certa ma non così scontata da cui ripartire nelle prossime trattative. Concludo con un’osservazione: restare fermi e non avere il coraggio di cambiare quando tutto cambia ha una sola conseguenza certa, quella di rimanere indietro e rinunciare a essere protagonisti. Auguro un buon anno a tutti voi e alle vostre famiglie, un anno che sia propizio anche alle sorti della pediatria di famiglia. Ce lo meritiamo.



